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Spagna, 4mila minori stranieri senza test dell’età: mancano fondi

La Procura spagnola ammette: quasi 4mila presunti minori stranieri restano senza verifica dell’età per carenza di risorse

Spagna, 4mila minori stranieri senza test dell'età: mancano fondi

La Fiscalía spagnola ha ammesso che, a fine 2025, quasi 4.000 minori stranieri non accompagnati — i cosiddetti “menas” — erano ancora in attesa del test dell’età, la procedura che stabilisce se un migrante che si dichiara minorenne lo sia davvero. Il motivo, scrive la Procura Generale dello Stato nella sua relazione annuale, è la “mancanza di mezzi” a disposizione delle autorità. Secondo il documento, pubblicato questa settimana dal Ministero Pubblico spagnolo, nel corso del 2025 sono stati aperti 7.999 fascicoli relativi a presunti minori stranieri non accompagnati. Di questi, 3.904 risultano “pendenti di risoluzione”: praticamente la metà dei casi aperti, alla fine dell’anno, non aveva ancora accertato quale fosse la reale età della persona coinvolta. La Fiscalía attribuisce questa arretratezza alla “mancanza di mezzi personali e materiali per far fronte al volume di lavoro” necessario a determinare l’età civile di stranieri privi di documenti. Una situazione aggravata, si legge nella relazione, dall’arrivo massiccio di minori stranieri nel 2025, entrati soprattutto attraverso le Isole Canarie e Ceuta, tanto che quei territori sono stati dichiarati in “situazione di contingenza migratoria”. Questa dichiarazione ha comportato lo spostamento di minori verso altre zone del Paese e una “ripartizione equa tra le comunità autonome” per alleggerire il sistema di protezione, già sotto pressione nei centri di accoglienza. La Procura segnala anche il rischio, in caso di arrivi massicci, di creare “macrocentri” con un numero elevato di posti, che rendono più difficile il lavoro individuale con i minori e hanno ricadute negative sulla loro integrazione ed educazione in Spagna. La stessa relazione precisa che la situazione di crisi descritta nel rapporto del 2024 non si è ripetuta nello stesso modo nel 2025, grazie a un calo degli arrivi che ha permesso di adattare le risorse. Il quadro fotografa la situazione al 31 dicembre 2025, quindi prima dell’ondata del 30 luglio scorso, quando quasi 80.000 persone sono entrate a Ceuta attraverso il pontile di El Tarajal, al confine della città autonoma. Secondo il governo spagnolo ne restano 5.000 in città, ma l’esecutivo locale di Ceuta parla del doppio. Tra questi, l’amministrazione ha censito 1.200 minori, e il Ministero della Gioventù ha già annunciato che 500 bambine verranno distribuite in diverse zone della penisola, come riporta OKdiario. Un sistema che ammette da sé di non riuscire a verificare chi ha davanti resta un sistema fuori controllo: se metà dei fascicoli resta senza risposta, significa che migliaia di adulti possono restare classificati come minori, con tutti i vantaggi di tutela e accoglienza che questo comporta. Il problema non è l’arrivo dei minori: è un governo che non si dota degli strumenti per accertare chi minore lo è davvero, e lascia che il sistema di protezione diventi terreno di abusi.