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La Svezia consegna a Kiev una nave della flotta ombra di Putin

La giustizia svedese ordina la consegna all’Ucraina di una nave della flotta ombra russa con a bordo grano rubato dai territori occupati.

La Svezia consegna a Kiev una nave della flotta ombra di Putin

La Svezia consegnerà all’Ucraina una nave appartenente alla cosiddetta flotta ombra russa. A bordo, secondo Kiev, c’era grano rubato dai territori occupati. Lo riporta l’ANSA.

A stabilirlo è stata la giustizia svedese: secondo documenti del tribunale, l’ordine è quello di consegnare all’Ucraina sia la nave che il suo carico.

Il bottino del grano rubato torna a chi lo ha subito

Non è un dettaglio da poco. La flotta ombra russa è lo strumento con cui Mosca aggira le sanzioni internazionali: navi senza bandiera chiara, spesso vecchie e a rischio ambientale, usate per trasportare petrolio e merci evitando i controlli occidentali. Che tra i carichi finisca anche il grano sottratto dai territori ucraini occupati racconta bene di che natura sia questo traffico: non solo elusione fiscale o commerciale, ma saccheggio vero e proprio di risorse che appartengono a un altro Paese.

La decisione della magistratura svedese va quindi letta come un segnale preciso: chi ruba grano dall’Ucraina occupata e prova a farlo sparire nei circuiti della flotta ombra rischia di vederselo sequestrare e restituire al legittimo proprietario. Un precedente che altri Paesi europei, dalle coste baltiche al Mediterraneo, dovrebbero guardare con attenzione, perché la flotta ombra non è un problema solo ucraino: è la rete con cui Mosca continua a finanziare la sua macchina bellica nonostante le sanzioni.

Sanzioni sì, ma senza illusioni

Su questo giornale non abbiamo mai fatto sconti: le sanzioni contro la Russia hanno pesato più sulle bollette e sulle imprese italiane che sul Cremlino, che ha imparato a bypassarle con reti come questa flotta ombra. Ma un conto è la linea sull’energia e sul gas, dove l’interesse nazionale italiano viene prima di tutto; un altro conto è un furto vero e proprio, documentato, di grano da territori occupati con la forza. Restituirlo a chi lo ha subito non è “aiutare la guerra”: è ristabilire un principio elementare di diritto, che vale a prescindere da che sponda si stia sostenendo nel conflitto.

Resta il fatto che episodi come questo mostrano quanto sia fitta e ramificata la rete di elusione costruita da Mosca in questi anni. Un caso isolato non cambia gli equilibri della guerra, ma la giustizia svedese ha fatto quello che andava fatto: ha chiamato le cose con il loro nome.