Il caso del 42enne bengalese che ha palpeggiato una tredicenne in un minimarket di Torino continua a far discutere. A intervenire, in un’intervista rilasciata a Libero, è Anna Gallucci, oggi pm a Pesaro dopo esperienze come sostituto procuratore a Rimini e Termini Imerese, che smonta punto per punto le motivazioni con cui il gip di Torino ha disposto la scarcerazione dell’uomo.
Il fermo del 42enne non era stato convalidato: l’uomo resta libero, sottoposto solo all’obbligo di presentazione quotidiana in commissariato. Secondo Gallucci, per i reati da “codice rosso” la regola dovrebbe essere l’opposto di quella applicata:
“Il giudice deve applicare la custodia cautelare in carcere, a patto che non ci siano elementi concreti per escludere la necessità di tale misura”
La pm respinge anche l’idea che il palpeggiamento sia un reato minore rispetto alla violenza sessuale:
“Chi ritiene che il palpeggiamento non sia equiparabile a una violenza sessuale cade in un grosso equivoco: una legge del ’96 ha accorpato la congiunzione carnale violenta e gli atti di libidine violenti”
Per Gallucci non si può nemmeno parlare automaticamente di “minore gravità”: la vittima è una minorenne, molestata in un luogo che riteneva sicuro perché già frequentato, e prima di essere toccata era stata interrogata dall’uomo su quanti anni avesse e se fosse fidanzata.
Le motivazioni del gip
Nell’ordinanza di non convalida, il gip aveva valutato l’incensuratezza dell’uomo, il comportamento collaborativo dopo il reato, l’effetto deterrente del “trauma dell’arresto” e la “resipiscenza dimostrata nel corso dell’interrogatorio di garanzia”. Durante l’interrogatorio, il 42enne aveva dichiarato:
“Ho sbagliato, non ho mai commesso reati, è la prima volta che mi succede e sono molto dispiaciuto per l’accaduto. Non succederà mai più nulla del genere”
Gallucci giudica quella dichiarazione tutt’altro che un ravvedimento accertato:
“Più che un ravvedimento, che andrebbe valutato in un tempo più lungo, questa mi sembra una dichiarazione d’intenti”
La procura attende ora la decisione del Riesame. Nel frattempo il gip che ha firmato l’ordinanza ha ricevuto minacce sui social, mentre il Pd torinese ha chiesto a prefetto e questore di intervenire per evitare “degenerazioni violente e forme di giustizia fai da te”, come riporta Libero.
Quando una pm in servizio è costretta a spiegare pubblicamente perché un fermo non convalidato non regge, il problema non è più un caso isolato. Le minacce sui social non giustificano nulla, ma non cambiano il punto centrale della vicenda: la scarcerazione basata sulle scuse dell’imputato resta, secondo la stessa procura, difficile da comprendere.



