Un video diventato virale mostra uno straniero che si riprende da solo mentre insulta sistematicamente gli italiani che lavorano. A diffonderlo sui social è stata l’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri, che lo ha commentato con un post durissimo.
Nel filmato l’uomo dice testualmente:
“La vostra testa è come il c**o della gallina. Voi vi dovete svegliare. Dovete essere intelligenti come gli stranieri. Voi che non volete fare un c**o, che andate a lavorare come barista, prendete mille euro, non riuscite ad arrivare a fine mese, mangiate tutta la giornata, pasta, pasta”.
Tovaglieri ha rilanciato il video su X con un commento al vetriolo:
“Che stupidi gli italiani che decidono di lavorare e guadagnarsi da vivere onestamente, a differenza degli stranieri ‘intelligenti’! Tornatene a casa tua, non ci servono altri immigrati intelligentissimi, grazie!”.
Come riporta Libero, sotto il post della parlamentare europea leghista non sono mancati i commenti di sostegno e indignazione. Alcuni utenti hanno scritto: “Infatti questo tipo è uno delle migliaia di loro che vivono alle spalle degli italiani, grazie alle politiche di accoglienza”; altri hanno parlato di tasse “bruciate da questi elementi” e di scuole, sanità, case popolari e bonus distribuiti gratuitamente. Non sono mancati toni più duri, come chi ha scritto “stupidi gli italiani che mantengono dei parassiti come voi” o chi ha invitato l’uomo del video a tornare da dove è venuto.
Il paradosso dell’accoglienza che si ritorce contro chi la paga
Il video racconta in trenta secondi quello che migliaia di italiani pensano ogni giorno osservando il sistema dell’accoglienza: chi lavora onestamente, spesso per stipendi modesti, viene deriso da chi campa su un welfare che non ha contribuito a costruire. Non è un episodio isolato, è il sintomo di un cortocircuito che la politica di sinistra ha alimentato per anni chiamandolo “integrazione”.
Il problema non è lo straniero in quanto tale: il problema è un sistema che permette a chi arriva di sentirsi in diritto di insultare chi lo ospita, chi lavora, chi paga le tasse che finanziano bonus e case popolari. Finché l’accoglienza resterà un assegno in bianco senza doveri né gratitudine, episodi come questo si ripeteranno. E la rabbia di chi ogni mattina si alza per andare a lavorare, mentre si sente dare della gallina, è più che legittima.



