In onda
Ultime notizie in caricamento…

Trump blinda la giustizia: il suo ex avvocato al Dipartimento

Il Senato conferma Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump, a capo del Dipartimento di Giustizia: 50 voti contro 49.

Trump blinda la giustizia: il suo ex avvocato al Dipartimento

Il Senato americano ha confermato Todd Blanche, ex avvocato personale di Donald Trump, alla guida del Dipartimento di Giustizia. Il voto si è chiuso 50 a 49, al termine di una seduta descritta come tesissima.

Come riporta Repubblica, decisivo per l’approvazione è stato il voto di Bill Cassidy, indicato come incerto fino all’ultimo. Senza il suo sì, la nomina non sarebbe passata.

Democratici e una parte dei repubblicani moderati hanno denunciato il rischio che la giustizia americana diventi sempre più politicizzata, affidando uno dei ministeri più delicati degli Stati Uniti a un uomo che fino a poco tempo fa difendeva Trump nei suoi processi personali.

La lettura di chi in America comanda davvero

Che un ex avvocato del presidente finisca a dirigere il Dipartimento che dovrebbe garantire l’indipendenza della giustizia fa gridare allo scandalo l’establishment di Washington, lo stesso establishment che per anni ha usato tribunali e procure per inseguire Trump con processi su processi, salvo poi stracciarsi le vesti quando qualcuno prova a riportare un minimo di equilibrio.

Le accuse di politicizzazione della giustizia arrivano oggi da chi quella politicizzazione l’ha praticata per primo, trasformando le corti in un’arma contro l’avversario politico di turno. Se il vento ora cambia direzione, forse è il caso di chiedersi chi ha insegnato per primo questo gioco.

Resta il fatto politico: Trump si assicura un alleato di ferro proprio nel punto più delicato dell’amministrazione americana, quello che decide inchieste, procedimenti e indagini. Una mossa che consolida il suo controllo sulle istituzioni, in un momento in cui la Casa Bianca punta a blindare ogni fronte interno prima delle prossime battaglie politiche.

Il voto risicato, 50 contro 49, racconta comunque di una maggioranza che tiene ma non senza crepe: anche dentro il fronte repubblicano c’è chi guarda con qualche cautela a un’operazione così esplicita di fedeltà personale trasformata in incarico istituzionale.