Un barcone partito dalla costa tra Ben Guerdane e Zarzis, in Tunisia, e diretto verso l’Italia è affondato venerdì notte al largo di Zarzis, a circa 14 miglia nautiche (26 km) dalla riva. A bordo c’erano 15 persone. Dodici sono morte, come confermato dalla Guardia Nazionale tunisina. Le ricerche dei due dispersi sono proseguite lunedì, con volontari di Zarzis usciti in mare su pescherecci.
L’unico sopravvissuto è rimasto in acqua per quasi 48 ore prima di essere soccorso da una nave commerciale, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Mostafa Abdelkebir, a capo dell’Osservatorio tunisino per i diritti umani, ha dichiarato che tra le vittime ci sono sette membri della stessa famiglia. Un ospedale di Ben Guerdane ha ricevuto almeno 19 corpi di migranti in due giorni, anche se non è chiaro quanti appartengano a questo naufragio: sono in corso test genetici per identificare i corpi. Quattordici delle persone a bordo venivano da Ben Guerdane, una da Zarzis, e la maggior parte erano giovani.
La notizia ha scatenato una rivolta a Ben Guerdane, città di confine nel sud-est tunisino. Domenica notte gruppi di manifestanti hanno bruciato pneumatici e bloccato strade per protestare contro anni di abbandono economico e mancanza di prospettive, che secondo loro spingono i giovani a rischiare la traversata del Mediterraneo. La polizia ha risposto con i lacrimogeni.
Il deputato Imad Oulad Jibril ha parlato della “tragedia di una nazione che vede la sua gioventù fuggire dalle difficoltà della terra solo per essere inghiottita dal mare”. Il partito di opposizione Democratic Bloc ha chiesto: “Quando attraversare il mare diventa più facile che vivere in Tunisia, dobbiamo chiederci: di chi è la colpa?”.
La costa sudorientale tunisina dista appena 145 km da Lampedusa. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, quest’anno sulla rotta del Mediterraneo centrale sono morte o disperse almeno 821 persone, più del doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; in tutto il Mediterraneo il bilancio sale a 1.065. Non è la prima volta che la Tunisia vive tragedie simili lungo queste coste, come ricostruisce Express UK.
Ogni barcone che parte da quelle coste è la prova che il modello dell’accoglienza a oltranza non ferma nulla: non salva vite, alimenta chi organizza le traversate e scarica il conto su chi resta ad aspettare al molo o annega in mare. Piangere i morti senza fermare le partenze non è compassione, è complicità con chi ci guadagna sulla pelle di chi sale su quei gommoni.



