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Venezia, attrice bengalese aggredita da connazionali al Festival

Azmeri Haque Badhon, ospite alla Mostra del Cinema, circondata e colpita a Mestre da un gruppo di bengalesi

Venezia, attrice bengalese aggredita da connazionali al Festival

Azmeri Haque Badhon, attrice e modella bengalese ospite dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stata aggredita a Mestre da un gruppo di connazionali. L’attrice è a Venezia per il film The Difficult Bride di Rubaiyat Hossain, selezionato nella sezione Orizzonti.

Secondo il racconto di Badhon, riportato dal Secolo d’Italia, l’episodio è avvenuto lunedì sera in un parco, dove si trovava con il fratello e la famiglia di lui, incluso un nipotino. Un gruppo di uomini bengalesi l’avrebbe circondata, lanciandole addosso acqua e altri oggetti.

«Sono andata al parco con mio fratello e la sua famiglia – ha raccontato l’attrice al Corriere della Sera – e alcuni bengalesi mi hanno molestata fisicamente, mi hanno lanciato addosso acqua e altri oggetti. Insieme a me c’era il mio nipotino, il bambino urlava e piangeva mentre loro esultavano».

Il racconto prosegue con dettagli più gravi: «Mi hanno aggredita, mi hanno preso il telefono e mi hanno colpito, rivolgendomi insulti sessisti e volgari. Mi hanno anche filmato trasmettendo in diretta le immagini online». All’Ansa, Badhon ha aggiunto: «Ho avuto la sensazione che potessero uccidermi».

Il movente, secondo la denuncia dell’attrice, sarebbe politico. Badhon aveva sostenuto pubblicamente le proteste studentesche del luglio-agosto 2024, che portarono alla caduta della premier Sheikh Hasina, poi fuggita in India. Gli aggressori l’avrebbero apostrofata come “combattente di luglio”, termine usato per chi partecipò a quella rivolta, dichiarandosi a loro volta sostenitori di Bangabandhu — nome con cui è conosciuto Sheikh Mujibur Rahman, padre dell’indipendenza bengalese e padre della stessa Hasina. Nei video circolati alcuni degli aggressori si sarebbero qualificati come sostenitori dell’Awami League e della Chhatra League.

Sul caso indaga la Digos, che sta lavorando su testimonianze e immagini per identificare i responsabili, ripresi dalle telecamere e visti in faccia dalla vittima.

Il nostro giudizio

Il Festival di Venezia non può diventare terreno di regolamento di conti per le faide politiche importate da altri Paesi, e chi ha organizzato questo agguato ha trasformato una vetrina culturale italiana in un’esecuzione intimidatoria in piena regola. Che una donna venga circondata, colpita e ripresa in diretta davanti a un bambino terrorizzato, a Mestre, in Italia, mentre le forze dell’ordine identificano solo ora gli autori, dice quanto certe comunità si sentano libere di agire come se fossimo territorio franco. Chi importa vendette politiche sul suolo italiano va identificato, espulso e processato senza sconti: la sicurezza di chi vive o è ospite nel nostro Paese non è negoziabile.