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Washington, maxi retata ICE: 1.328 clandestini arrestati

Operazione di due settimane nell’area di Washington DC: tra i fermati stupratori, killer e membri di MS-13.

Washington, maxi retata ICE: 1.328 clandestini arrestati

Oltre 1.328 migranti irregolari sono stati fermati nell’area metropolitana di Washington DC nell’ambito di un maxi raid dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale statunitense che si occupa di immigrazione e dogane. Lo riferisce il Department of Homeland Security (DHS), il ministero per la Sicurezza interna degli Stati Uniti, come riporta GB News. L’operazione, chiamata Operation Safe Community, è durata due settimane e ha interessato i sobborghi della capitale americana, in particolare gli stati della Virginia e del Maryland, entrambi dotati di politiche di tipo “sanctuary” che limitano la collaborazione delle autorità locali con l’immigrazione federale. Tra le persone arrestate figurano individui con precedenti condanne per violenza sessuale, sequestro di persona, guida in stato di ebbrezza, omissione di soccorso dopo un incidente, furto di identità e rapina. Secondo quanto ricostruito, tra i fermati ci sono anche soggetti già arrestati in passato con l’accusa di omicidio, tentato omicidio e stupro. Il raid ha portato alla cattura anche di membri delle organizzazioni criminali MS-13 e Tren de Aragua, entrambe classificate dagli Stati Uniti come gruppi narco-terroristici, come rivelato da Fox News e ripreso da GB News. Il segretario alla Sicurezza interna, Markwayne Mullin, ha elogiato “gli uomini e le donne coraggiosi dell’ICE” per aver “cacciato dal nostro Paese questi pericolosi stranieri irregolari”. Mullin ha aggiunto: “Nel corso di sole due settimane in Virginia e Maryland hanno arrestato aggressori sessuali, sequestratori, guidatori ubriachi, rapinatori e membri di gang. Mentre i politici delle città santuario in Virginia e Maryland continuano a mettere le esigenze degli stranieri irregolari davanti alla sicurezza degli americani, l’amministrazione Trump metterà sempre i cittadini americani al primo posto. Arrestando e rimuovendo gli stranieri irregolari dalle nostre comunità, renderemo l’America di nuovo sicura.” All’operazione ha partecipato anche Patricia Hyde, dell’ufficio Enforcement and Removal Operations dell’ICE.

Il modello delle “sanctuary cities”, diffuso in diversi stati americani, prevede che polizia e amministrazioni locali limitino la cooperazione con le autorità federali sull’immigrazione, di fatto proteggendo chi si trova sul territorio senza documenti in regola.

Numeri come questi dicono una cosa semplice: le politiche di “santuario” non proteggono gli innocenti, proteggono chi ha già dimostrato di essere un pericolo pubblico, comprese persone con accuse di omicidio e stupro alle spalle. Chi ha scelto di ostacolare la collaborazione con le autorità federali ha reso possibile che stupratori e membri di cartelli restassero liberi tra i cittadini. Non è un problema di burocrazia: è una scelta politica, e questa retata ne mostra il conto.