Mentre a Washington si continua a discutere di pace, a Kiev si continua a discutere di armi. Sono attesi nella capitale ucraina Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati di Donald Trump, secondo quanto riporta Repubblica. Il tutto dopo l’incontro tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca.
E prima ancora di ricevere gli inviati americani, Zelensky ha trovato il tempo per un altro appuntamento, tutt’altro che simbolico: un incontro con i dirigenti della Lockheed Martin, l’azienda che produce i sistemi Patriot.
La solita richiesta: più armi, più fondi
Il copione è sempre lo stesso da anni. Ogni missione diplomatica, ogni incontro ad alto livello, finisce per trasformarsi in un’occasione per chiedere altre forniture militari. Prima i colloqui sulla pace, poi, puntualmente, il passaggio dai fornitori di armi. Come se le due cose fossero la stessa strategia, e in fondo forse lo sono.
Non ci stupiamo che Zelensky continui su questa linea: è la strada che ha scelto fin dall’inizio del conflitto, ed è la strada che gli conviene, perché ogni sistema d’arma consegnato è un pezzo di guerra che continua. Quello che dovrebbe far riflettere è che l’amministrazione Trump, arrivata alla Casa Bianca con la promessa di chiudere il conflitto, si trovi ora a mandare i suoi uomini più fidati, Witkoff e Kushner, dentro un negoziato che rischia di somigliare sempre di più alla vecchia gestione Biden.
La linea di Politics on Air: basta soldi per la guerra
Lo ripetiamo da tempo e lo ripetiamo oggi: ogni euro e ogni dollaro speso in nuove armi è un euro e un dollaro speso per allungare un massacro, non per fermarlo. La linea che continuiamo a sostenere è quella della trattativa vera, subito, senza altri round di forniture che servono solo a dare ossigeno a chi in questa guerra ci guadagna, dai produttori di sistemi Patriot ai signori della finanza bellica.
L’Italia, come tutta l’Europa, ha già pagato un prezzo altissimo per questa guerra: bollette alle stelle, imprese in ginocchio, sanzioni alla Russia che hanno colpito più noi che Mosca. Continuare a foraggiare il conflitto, invece di spingere per una soluzione negoziata, è una scelta che non porta pace a Kiev e porta solo danni a Roma.
Se davvero Witkoff e Kushner arrivano a Kiev per parlare di pace, bene. Ma se il prezzo dell’ingresso è un’altra fornitura di Patriot, allora la missione ha già fallito prima ancora di cominciare.



